Successione ereditaria: tutto quello che devi sapere

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Calcolo quote ereditarie : come funziona la successione ereditaria

La successione ereditaria viene regolamentata dal diritto ereditario o successorio.

Trattasi di un complesso di norme che regolano il patrimonio di una persona fisica per il periodo successivo alla sua morte.

Una branca del diritto applicabile alla successione ereditaria che in maniera equa gestisce e determina il subingresso di nuovi titolari nei rapporti giuridici trasmissibili che riguardavano il soggetto defunto, detto de cuius, quando era ancora in vita.

Il diritto ereditario o successorio

Si definiscono rapporti trasmissibili quelli che non si estinguono con la morte del soggetto.

Si trasferiscono i diritti patrimoniali assoluti (proprietà, altri diritti reali e le relative azioni),ad eccezione di quelli personalissimi come l’usufrutto, l’uso, l’abitazione, che si estinguono con la morte del loro titolare.

Si trasmettono anche i contratti e le obbligazioni purché non fondati sulle qualità personali della parte; così pure i rapporti aziendali di cui il de cuius era titolare.

In definitiva tutti i rapporti non patrimoniali, sia personalissimi che familiari si estinguono con la morte del titolare.

La successione ereditaria – asse ereditario

La successione ereditaria si apre al momento del decesso della persona nel luogo del suo ultimo domicilio.

Ciò determina il trasferimento delle posizioni giuridiche, attive o passive, dal defunto al successore.

Il trasferimento avviene in due modi:

  1. a titolo universale con la quale l’erede subentra nella totalità dei diritti e degli obblighi che non si estinguono con la morte del de cuius;
  2.  a titolo particolare con cui il successore, detto legatario, subentra solo in uno o più rapporti patrimoniali ben precisi e definiti del defunto. 

Asse ereditario – Chi è chiamato a subentrare in tutti i rapporti patrimoniali trasmissibili acquisisce anche gli eventuali debiti del de cuius.

Sono previste tre tipi di successione:

– testamentaria: il defunto ha disposto nell’atto di testamento l’assegnazione del proprio patrimonio agli eredi ed eventualmente ai legatari;

– legittima: in mancanza di un testamento o nel caso di un testamento successivamente dichiarato invalido, interviene la legge ad individuare gli eredi nelle persone degli stretti congiunti del defunto e ad assegnare loro i beni dell’asse ereditario.

La legge stabilisce che la successione legittima si applica per quei beni eventualmente esclusi dal testamento.

– necessaria: è prevista quando il defunto abbia disposto dei propri beni senza rispettare i diritti garantiti dalla legge.

Come si acquisisce il diritto di succedere e l’indegnità

Per poter ricevere un’eredità basta essere viventi o anche solo nascituri concepiti al tempo di apertura della successione.

Possono succedere anche le persone giuridiche anche se enti non riconosciuti.

Alcuni soggetti perdono la capacità di succedere si parla di indegnità quando sono ritenuti immeritevoli per aver commesso atti particolarmente gravi nei confronti del defunto o dei suoi congiunti.

Il testatore può “riabilitare” l’indegno a succedere.

La riabilitazione può avvenire in due modi:

  1. espressamente con atto pubblico o nel testamento;
  2. tacitamente indicando sempre nel testamento il nome di quella persona quale erede, pur conoscendo la causa d’indegnità.

Cosa fare – successione ereditaria

Al verificarsi dell’evento i successori devono sincerarsi dell’esistenza o meno di un testamento.

Importante ruolo del Notaio a cui viene presentato il testamento scritto di pugno dal testatore o che ha predisposto il testamento pubblico, il quale provvede subito, alla notizia del decesso, ad informare i successori circa i loro diritti e agli adempimenti al fine di aprire la successione.

La dichiarazione di successione

Entro un anno dalla morte del de cuius,

  1. i chiamati all’eredità gli eredi che hanno accettato, espressamente o tacitamente, l’eredità;
  2. i legatari testamentari;
  3. gli eventuali rappresentanti legali degli eredi o dei legatari;
  4. coloro che hanno il possesso dei beni di proprietà della persona scomparsa per la quale hanno richiesto al Tribunale di dichiararne l’assenza;
  5. gli amministratori dell’eredità;
  6. il curatore dell’eredità giacente, nominato dal Tribunale per amministrare l’eredità in caso di rinuncia degli eredi oppure nell’attesa venga dichiarata accettazione o meno per gli altri eredi;
  7. gli esecutori testamentari, incaricati dal de cuius per l’esecuzione delle sue volontà;
  8. trustee, ossia i soggetti terzi cui è affidata la gestione e protezione dei propri averi

dovranno presentare all’Agenzia delle Entrate la dichiarazione di successione che dal 01.01.2019 deve essere trasmessa solo telematicamente.

L’ Agenzia delle Entrate rende disponibile sul proprio sito internet un programma software gratuito per la compilazione e l’invio con le necessarie istruzioni e l’elenco dei documenti da allegare.

Contestualmente alla presentazione della dichiarazione di successione il soggetto deve provvedere al pagamento delle imposte ipotecarie, catastali, di bollo, delle tasse ipotecarie e dei tributi speciali in autoliquidazione.

La dichiarazione di successione deve comprendere tutti i beni e i diritti che spettavano al defunto, ossia i beni mobili, immobili, titoli al portatore, contanti, valori preziosi, rendite, pensioni, crediti, liquidazioni quote societarie, azioni, obbligazioni, quote sociali, aziende, BOT e CCT anche se esenti dall’imposta di successione.

A seguito della presentazione della dichiarazione di successione, del pagamento delle imposte e del rilascio dell’attestato da parte dell’Agenzia delle Entrate, gli eredi possono ottenere la liquidazione di quanto depositato nei conti correnti bancari o postali di cui era titolare il defunto.

Per i beni immobili la denuncia di successione è trasmessa al Catasto e alla Conservatoria dall’Agenzia delle Entrate per l’aggiornamento dei dati.

Chi non ha l’obbligo di presentare la dichiarazione di successione?

Il coniuge e i parenti in linea retta a cui è stato devoluto un attivo ereditario non superiore a € 100.000,00, senza beni immobili o diritti reali immobiliari su fabbricati o terreni e chi ha rinunciato all’eredità e al legato, non deve presentare la dichiarazione di successione.

Se il defunto era titolare del solo diritto di usufrutto su beni immobili, gli eredi potranno comunque fruire dell’esonero in quanto tale diritto si estingue con la morte.

Le fasi della successione ereditaria

La successione ereditaria si realizza attraverso alcuni passaggi:

l’apertura della successione ereditaria;

la vocazione (chiamare) in cui si individuano coloro che dovranno succedere ;

la delazione (attribuire) con la quale è offerto e messo a disposizione dei soggetti delati il patrimonio del defunto.

Occorre che i soggetti delati manifestino la loro accettazione dell’eredità nelle forme e modalità che di seguito tratteremo.

L’accettazione dell’eredità

L’erede diventa tale con effetto dal giorno di apertura della successione solo dopo aver accettato l’eredità.

L’accettazione dell’eredità può essere espressa tacita.

Tacita o espressa che sia, è un atto unilaterale e non recettizio e non può essere parziale.

E’ inoltre irrevocabile e non ripetibile.

Deve compiersi entro dieci anni dall’apertura della successione o dall’avveramento di un’eventuale condizione apposta all’istituzione di erede. 

Solo nel caso in cui tra coloro che sono chiamati/delati all’eredità vi sia qualcuno che ritardi ad accettare o meno può essere fissato dal Giudice un termine abbreviato, affinché venga resa finalmente una decisione in mancanza della quale durante il tempo concesso il soggetto perde il suo diritto di accettare.

L’accettazione dell’eredità può essere impugnata?

L’accettazione dell’eredità, espressa o tacita, può essere impugnata solo per violenza o dolo.

L’azione si prescrive in cinque anni dal giorno in cui è cessata la violenza o è stato scoperto il dolo.

Si prescrive con sentenza di annullamento e l’accettazione perde la sua efficacia dal momento in cui era stata compiuta con il ripristino della situazione giuridica preesistente.

Quali sono le tipologie di accettazione

L’accettazione dell’eredità può essere pura e semplice e con beneficio d’inventario.

L’accettazione pura e semplice comporta che il patrimonio ereditato si mescoli con quello personale dell’erede.

Quest’ultimo sarà responsabile anche per le passività gravanti sull’eredità e se queste sono superiori all’attivo ereditario, sarà tenuto a pagare i debiti ereditari anche con il proprio patrimonio.

L’accettazione con beneficio d’inventario

E’ l’atto di accettazione che il chiamato/delato sceglie, quando, a conoscenza dell’attivo ereditario,  vuole evitare la confusione tra il suo patrimonio e quello del defunto.

In questo modo risponderà dei debiti in misura eguale al patrimonio attivo ricevuto.

L’accettazione beneficiata comunque è obbligatoria per i chiamati/delati all’eredità che siano minori di età, interdetti, inabilitati, persone giuridiche, fondazioni, associazioni ed enti non riconosciuti ed è compiuta per la particolarità dei soggetti dai loro rappresentanti espressamente a tal fine autorizzati (tutori, protutori, ecc.).

Il soggetto che accetta con beneficio d’inventario sottoscrive una dichiarazione presso il Notaio o la cancelleria del tribunale del luogo di apertura della successione preceduta o seguita dalla redazione dell’inventario dei beni.

E’ importante sapere che l’accettazione con beneficio d’inventario non può essere tacita, ma sempre formalmente espressa.

La successione necessaria – asse ereditario

La successione necessaria è uno strumento di tutela per i cd. legittimari legati al defunto da rapporti di stretta parentela e coniugio.

Il legittimario pretermesso è pertanto il soggetto che è stato escluso dal testamento.

Ma chi sono i legittimari e quanto spetta loro?

Facciamo riferimento all’art. 536 del codice civile il quale disciplina quanto segue.

I legittimari sono il coniuge, i figli, gli ascendenti, a cui spettano, a seconda delle possibili combinazioni, le seguenti quote:

– esistenza solo di un unico figlio: 1/2 quota legittima al figlio, 1/2 quota disponibile;

– esistenza di soli più figli: 2/3 quota legittima figli, 1/3 quota disponibile;

– esistenza dei soli ascendenti: 1/3 quota legittima ascendenti, 2/3 quota disponibile;

– esistenza del solo coniuge: 1/2 quota legittima coniuge, 1/2 quota disponibile;

– esistenza del coniuge e di un solo figlio: 1/3 quota legittima al figlio, 1/3 quota legittima al coniuge, 1/3 quota disponibile;

– esistenza del coniuge e di più figli: 1/2 quota legittima figli, 1/4 quota legittima coniuge, 1/4 quota disponibile;

– esistenza del solo coniuge e ascendenti senza figli: 1/2 quota legittima coniuge, 1/4 quota legittima ascendenti, 1/4 quota disponibile.

Al coniuge spettano anche, in concorrenza con altri chiamati e senza gravare sulla legittima, il diritto di abitazione sulla casa di residenza familiare (se di proprietà del defunto) e di uso degli arredi in essa contenuti.

La successione legittima

Quando non c’è un testamento, l’eredità si devolve per legge al coniuge, ai figli e ai parenti fino al sesto grado.

Nel caso di successione legittima constatiamo l’assenza delle ultime volontà da parte del defunto.

La successione legittima si attua anche quando il testamento è stato dichiarato nullo o è stato annullato.

I parenti più vicini sono preferiti rispetto a quelli più lontani. Pertanto:

– al padre e alla madre succedono i figli in parti uguali, escludendo tutti gli altri parenti ad eccezione, come vedremo, del coniuge; un unico figlio pertanto erediterà tutto il patrimonio.

In mancanza di fratelli/sorelle e loro discendenti succedono il padre e la madre in parti uguali o il genitore che sopravvive, escluso l’adottante della persona maggiore di età;

– in mancanza di figli, genitori, fratelli/sorelle e loro discendenti succedono i nonni, cioè gli ascendenti della linea paterna e per l’altra metà quella della linea materna;

– in mancanza di discendenti, genitori e ascendenti succedono i fratelli/sorelle in parti uguali, ma i fratelli/sorelle unilaterali (che avevano in comune con il de cuius un genitore) ricevono la metà della quota che conseguono i fratelli/sorelle germani (che avevano in comune con il de cuius entrambi i genitori);

– in mancanza di discendenti, genitori, ascendenti, fratelli/sorelle e loro discendenti succedono i parenti prossimi, senza distinzione di linea, entro il sesto grado;

– in mancanza di successibili, come si diceva, l’eredità si devolve allo Stato, erede necessario, al quale non è richiesta l’accettazione, né può rinunciare.

E se concorrono all’eredità persone con un diverso grado di parentela?

Con la concorrenza del coniuge la successione legittima assume una diversa attribuzione di quote:

– la successione del solo coniuge, in mancanza di parenti, ascendenti, figli e loro discendenti, gli/le attribuisce l’intero patrimonio;

– la successione del coniuge con gli ascendenti del defunto senza altri parenti oppure la successione dei fratelli/sorelle senza ascendenti attribuisce 1/3 agli ascendenti (o fratelli/sorelle per la seconda sotto-ipotesi), 2/3 al coniuge;

– la successione del coniuge con un figlio attribuisce ad entrambi parti uguali nella misura di ½;

– la successione del coniuge con più figli attribuisce 1/3 al coniuge, 2/3 ai figli;

– il concorso del coniuge con fratelli/sorelle senza i figli attribuisce 2/3 al coniuge e 1/3 ai fratelli;

– il concorso del coniuge con i genitori (o in loro mancanza, i nonni) e i fratelli/sorelle attribuisce 2/3 al coniuge, ¼ ai genitori/nonni, 1/12 ai fratelli;

– il concorso tra coniuge e fratelli/sorelle attribuisce 2/3 al coniuge e 1/3 ai fratelli.

La successione testamentaria

La successione testamentaria viene regolamentata dall’art. 587 del codice civile il quale stabilisce quanto segue:

– la revocabilità;

– la qualità di atto personale;

– l’unilateralità;

– la tipicità;

– la qualità di atto non recettizio;

– il formalismo.

Il testamento normalmente contiene disposizioni patrimoniali ma può anche contenere disposizioni di carattere non patrimoniale.

Rimane comunque un atto unico.

In merito al concetto di libertà testamentaria va specificato che essa non è illimitata.

Chi può fare testamento o esserne destinatario – asse ereditario?

Chiunque può disporre dei propri beni con un testamento, purché abbia compiuto 18 anni, non sia interdetto o privo della capacità d’intendere e di volere.

Per essere beneficiati dalle disposizioni testamentarie occorre, a pena di nullità delle disposizioni, non trovarsi in alcune particolari posizioni che la giurisprudenza definisce stato d’incapacità giuridica relativa, ossia figure che non possono, nemmeno per interposta persona, ricevere da questo lasciti.

Tipi di testamento : quali sono?

I testamenti ordinari

Sono:

– il testamento olografo, che con la forma di una scrittura privata è redatto per intero di pugno, datato e sottoscritto dal testatore.

E’ nullo quando manca la firma dell’autore;

– il testamento pubblico redatto dal Notaio, il quale, alla presenza di due testimoni, riceve le dichiarazioni del testatore, ne trascrive fedelmente il contenuto, dandone lettura sempre in presenza dei testimoni, indica luogo e data del ricevimento e ora della sottoscrizione sua, dei testimoni e del testatore stesso.

Per vizi minori sarà annullabile entro 5 anni dalla data di pubblicazione delle disposizioni testamentarie.

– il testamento segreto, è redatto dal testatore o da un terzo anche con mezzi meccanici, sottoscritto solo dal testatore e consegnato in presenza di testimoni al Notaio secondo formalità ben precise.

Perché procedere con la pubblicazione di un testamento?

Occorre distinguere tra i vari tipi di atto.

Il testamento pubblico è immediatamente eseguibile in quanto atto pubblico; il Notaio procede alla pubblicazione con la redazione, davanti a due testimoni e nella forma dell’atto pubblico, di un verbale nel quale viene descritto lo stato del testamento, riprodotto il contenuto e menzionata la sua apertura e i sigilli apposti. Successivamente tutto  viene trasmesso alla cancelleria del Tribunale del luogo di apertura della successione e sono informati i successori circa l’esistenza del testamento.

Il testamento olografo o segreto deve essere pubblicato per essere eseguito. Può essere eseguito indipendentemente dalla sua pubblicazione, se gli eredi ne danno spontaneamente esecuzione una volta a conoscenza, ma in caso di contestazioni non sarebbe possibile procedere in giudizio per far valere le proprie ragioni.

I testamenti speciali

I testamenti speciali si ricorre in via straordinaria. Per questo le formalità adottate sono semplificate e l’atto diventa inefficace dopo tre mesi dalla cessazione delle condizioni eccezionali identificate dalla legge nelle ipotesi di malattia contagiosa, calamità naturale, infortunio, viaggio in nave o a bordo di un aereo, di militari e persone al seguito delle forze armate dello Stato.

I casi di invalidità di un testamento: Nullità e annullabilità

I casi d’invalidità di un testamento sono:

– la nullità dell’intero atto per mancanza delle forme previste dalla legge, del testamento congiuntivo o reciproco, per violenza fisica, per incapacità di ricevere del notaio e del tutore, per la presenza di determinati elementi (un motivo, una condizione) che, di natura illecita, hanno condizionato in maniera esclusiva il testatore nel designare il beneficiario.

– l’annullabilità dell’intero atto per la presenza di errore nel disporre delle proprie sostanze, di violenza o dolo, di un difetto di forma per la quale non sia prevista la nullità, per incapacità di disporre per testamento.

Come si determina la divisione ereditaria

La comunione ereditaria si scioglie attraverso il meccanismo della divisione ereditaria; può essere di tre tipi:

– contrattuale, quando si realizza in base ad un accordo tra i coeredi, un vero e proprio contratto che deve avere la forma scritta, essere autenticato da un notaio e trascritto;

– giudiziale, quando in mancanza di un accordo, ci si rivolge al  giudice.

– testamentaria, quando è stabilita dallo stesso testatore.

La divisione può essere sempre chiesta da uno o più coeredi nei confronti di tutti gli altri con esclusione dei semplici chiamati all’eredità (che non hanno ancora accettato), dei legatari e di eventuali legittimari pretermessi in attesa del buon esito dell’esercizio dell’azione di riduzione.

Quanto ai beni immobili, se divisibili, non si pongono particolari problemi.

L’art. 720 del codice civile regolamenta i beni che devono essere interamente compresi nella porzione del coerede che ha diritto alla quota maggiore con addebito dell’eventuale eccedenza, altrimenti possono essere assegnati alle porzioni di più coeredi che congiuntamente ne richiedano l’attribuzione.

Si procede allora con la vendita del bene per arrivare infine alla cd. resa dei conti tra condividenti, alla formazione dello stato passivo e attivo dell’eredità, alla determinazione delle porzioni ereditarie e dei conguagli o rimborsi reciproci.

La divisione si conclude con la stima di ciò che rimane nella massa e con la formazione delle porzioni per gli eredi secondo le quote ad essi spettanti.

La donazione

La donazione è un contratto con il quale una parte trasferisce all’altra un diritto.

Il donatario che è colui che riceve ha vantaggio che si traduce in un incremento patrimoniale.

La donazione è un atto irrevocabile. Deve essere conclusa con atto pubblico alla presenza di due testimoni.

Per quanto attiene al diritto successorio la donazione ricevuta è considerata un anticipo di eredità.

Il legittimario potrà agire in giudizio per ottenere quanto sottratto al suo diritto con l’azione di riduzione della donazione, proponibile entro dieci anni dall’apertura della successione.

Ma cosa succede se il bene donato era un immobile successivamente venduto .

Il legittimario potrà recuperare il bene anche nei confronti del successivo acquirente con l’azione di restituzione nei confronti dei terzi non oltre vent’anni dalla trascrizione della donazione nei registri immobiliari.

La rinuncia all’eredità: soggetti legittimati, atto di rinuncia, effetti, revoca

Spesso ricevere un’eredità equivale ad incrementare il proprio patrimonio, ma quando le passività del defunto sono maggiori dell’attivo ereditario accettare l’eredità non è gradito e l’erede potrà scegliere di rinunciare con atto notarile o con una dichiarazione da inserirsi nel Registro delle Successioni.

Il diritto di rinunciare si prescrive in dieci anni, ma se il soggetto legittimato si trova a qualsiasi titolo nel possesso dei beni ereditari deve entro tre mesi dall’apertura della successione fare l’inventario dei beni.

La rinuncia all’eredità, per essere valida, deve esser formalizzata davanti al Notaio o al cancelliere del Tribunale competente.

Tra gli effetti della rinuncia c’è quello retroattivo per cui il suo autore è considerato come se non fosse mai stato chiamato all’eredità.

La rinuncia all’eredità può essere revocata?

Il rinunziante può comunque revocare la sua decisione e accettare l’eredità fino a quando il relativo diritto non si sia prescritto, salva l’avvenuta acquisizione dei beni da parte di altri chiamati e senza pregiudizio delle ragioni acquistate dai terzi anche sopra i singoli beni dell’eredità.

Quindi, al contrario dell’accettazione che una volta fatta non può essere revocata, la rinuncia può essere sempre revocata.

Le tasse di successione

Quanto costa la successione?

Parliamo dell‘ imposta di successione il cui calcolo si effettua in base alla base imponibile rappresentata dalla differenza tra l’attivo e il passivo del patrimonio del defunto.

Per il coniuge, parenti in linea retta, fratelli e sorelle, portatori di handicap è prevista una franchigia che riduce la base imponibile.

In particolare per i coniugi e i parenti in linea retta è prevista una franchigia di € 1.000.000 per ciascun erede e, entro questa somma, non è dovuta l’imposta di successione.

Se il valore dell’eredità supera la predetta franchigia (per ciascun erede), sulla parte eccedente è dovuta l’imposta nella misura del 4%.

Per i fratelli e le sorelle la franchigia è di € 100.000 (per ciascuno dei fratelli e delle sorelle); oltre tale limite di valore, sull’eccedenza si applica l’imposta di successione nella misura del 6%.

Per i parenti fino al 4° grado, affini in linea retta e affini in linea collaterale fino al 3° grado non è prevista alcuna franchigia; deve essere corrisposta l’imposta nella misura del 6% sul valore dei beni della quota ereditaria.

Per tutti gli altri eredi non è prevista alcuna franchigia; deve essere corrisposta l’imposta di successione nella misura dell’8% sul valore dei beni ereditari.

Per l’erede che sia persona portatrice di handicap grave, ai sensi della Legge n. 104 del 1992, gode della franchigia di € 1.500.000, senza distinzione di grado, vi sia o meno un rapporto di parentela.

Sono esclusi dal pagamento delle imposte di successione:

– tutti i Titoli di Stato, ossia i buoni, ordinari e pluriennali, del Tesoro e i certificati di creditori;

– tutti i titoli dello Stato, ossia i buoni, ordinari e pluriennali, del Tesoro e i certificati di credito;

– i crediti verso lo Stato che non siano ancora stati riconosciuti sussistenti con provvedimento dell’ente pubblico debitore;

– i crediti rivendicati in sede giudiziaria ma non ancora definiti da sentenza giudiziale;

– i beni mobili registrati nel Pubblico Registro Automobilistico;

– i T.F.R., Trattamenti di Fine Rapporto e le indennità da lavoro;

– i beni culturali, soggetti a vincolo come beni di pregio architettonico, storico o culturale.

Quanto poi a casi particolari di esenzione dall’imposta di successione essi riguardano:

– l’esenzione per quote sociali e azioni del coniuge e degli eredi in linea retta, trasferimenti di aziende, rami di azienda stabilita dall’art. 3 del D.Lgs. 346/1990;

– esenzione per polizze vita e assicurazioni previdenziali, volontarie o obbligatorie, prevista dall’art.12 del D.Lgs. 346/1990, poiché non rientrano nell’attivo ereditario e non devono essere considerate ai fini fiscali;

– esenzione per terreni agricoli o montani;

– esenzione per enti ecclesiastici, onlus e associazioni, prevista dall’art. 3 del D.Lgs. 346/1990

– esenzione per le associazioni che non perseguono scopi di pubblica utilità, ma solo se il testatore ha precisato che il patrimonio dovrà essere destinato dall’associazione per finalità di pubblica utilità con obbligo dell’associazione di dimostrare l’utilizzo dei beni ricevuti in successione per le finalità indicate dal defunto.

Eredi in disaccordo: cosa fare?

Le diatribe familiari in caso di successione ereditaria sono molteplici.

Causa principale è che il testatore abbia leso i diritti dei legittimari.

Quando la strada della risoluzione bonaria non è percorribile bisogna affidarsi ad un soggetto imparziale ed autorevole come il magistrato che avrà il compito di interpretare la volontà del de cuius.

Occorrerà pertanto attivare preliminarmente la mediazione obbligatoria.

La mancata adesione o il rifiuto immotivato alla mediazione possono costituire indice di valutazione negativa da parte dal giudice ai fini della sua decisione.

Procedura per alcuni aspetti affine è la negoziazione assistita per la quale ciascuno dei coeredi può rivolgersi al proprio avvocato.

Di recente introduzione è la divisione su domanda congiunta una procedura giudiziale di divisione ereditaria semplificata cui possono ricorrere congiuntamente i coeredi e tutti gli interessati.